Migliorare la scrittura si può!

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Migliorare la scrittura si può!

Esempio di  scrittura che procede in “discesa”, immediatamente corretta da una banalissima striscia evidenziata. Possiamo utilizzare anche fogli speciali come in foto. Cerchiamo sempre di scoprire la causa e qui le cause possono essere molteplici : l’impugnatura della penna scorretta, La pressione della mano sul foglio, tono muscolare irrigidito ecc….

Prima

Scan

 

 

 

 

Dopo

Scan1

 

 

 

 

Altri esempi

Prima

riki

 

 

 

 

 

 

 

Dopo

Scan2

 

 

 

 

 

 

 

Una “brutta scrittura”? Da che cosa può derivare?

Risultati di una ricerca nella Provincia di Udine
Relatrice Michela Bertoli

La recente Legge 17 dell’8 ottobre 2010, introduce nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento (DSA) in ambito scolastico, definisce e riconosce come limitanti la dislessia, la disgrafia, la discalculia, la disortografia, che si manifestano in presenza di capacità cognitive adeguate, in assenza di patologie neurologiche e di deficit sensoriali, ma che possono costituire una limitazione importante per alcune attività della vita quotidiana.
Tale legge distingue e separa il disturbo di dislessia da quello di disgrafia, a differenza dell’abituale tendenza a presentarli come un unico problema:
“Ai fini della presente legge, si intende per dislessia un disturbo specifico che si manifesta con una difficoltà nell’imparare a leggere, in particolare nella decifrazione dei segni linguistici, ovvero nella correttezza e nella rapidità della lettura.
 Ai fini della presente legge, si intende per disgrafia un disturbo specifico di scrittura che si manifesta in difficoltà nella realizzazione grafica.”
Tale distinzione è fondamentale, poiché distingue i due disturbi – dislessia e disgrafia – per anni proposti come compresenti, come strettamente correlati.  Di fatto, la disgrafia è stata troppo spesso considerata solamente una conseguenza della dislessia, che da anni è invece argomento di studio e di interesse di facoltà e docenti universitari. 
Ciro Ruggerini, neuropsichiatra infantile dell’Università di Modena e Reggio Emilia, sostiene che “Il bambino che scrive male” ha, fino ad oggi ricevuto, in ambito clinico, attenzioni molto minori di quelle che sono state rivolte al bambino che legge male o che ha altri problemi di apprendimento scolastico”. (1)
Questa scelta ha portato a trascurare un problema oggi molto diffuso, non solamente in Italia, ma anche in altri paesi europei ed extraeuropei; se gli studi in Italia, relativi alla dislessia evolutiva, dichiarano una presenza del 3% – 4% di bambini dislessici, le ricerche relative alla disgrafia indicano oltre il 20% di bambini disgrafici.  Interessa dunque un bambino su cinque.
Particolarmente interessante a questo proposito è il risultato di una ricerca statistica italiana, svolta nel 2008 dall’Onlus Graficamente (www.perglialtri.it/graficamente), e conclusasi con il Convegno Nazionale “Disgrafia: la fatica di scrivere”, Faenza (RA) 12 – 13 aprile 2008.
Tale ricerca ha messo in evidenza un’alta percentuale di bambini con grafia inadeguata (20,7% di bambini disgrafici, di cui 5,5% gravemente disgrafici) ed un numero altrettanto significativo di bambini a rischio disgrafia.  Il test era stato somministrato a 2.271 bambini della 5^ classe della scuola primaria, in varie aree del territorio italiano; i risultati, resi noti In occasione del Convegno, presentano dunque una situazione preoccupante.
Al numero già elevato di disgrafie, si aggiunge una rilevante presenza di alunni a rischio: sono quei bambini che non hanno ancora raggiunto un’abilità motoria corretta in relazione all’età.  Il passaggio alla scuola secondaria richiede un aumento della velocità, una minore attenzione al tratto ed una maggiore attenzione ai contenuti rispetto alla scuola primaria.  In questa nuova condizione, alcuni ragazzi non riescono a mantenere un’adeguata sicurezza e chiarezza del tratto, portando ad un ulteriore aumento delle scritture disgrafiche.
Queste difficoltà di scrittura, sempre più frequenti nelle giovani generazioni, hanno sollecitato numerosi ricercatori, italiani e stranieri, a occuparsi del problema, nel tentativo innanzitutto di capire le ragioni di queste scritture sempre più spesso incomprensibili e poco funzionali.

Le cause legate a queste difficoltà possono essere diverse, ma in prevalenza si considerano i disturbi legati alla motricità, forse conseguenza delle scarse occasioni di utilizzare la propria manualità.
I bambini oggi hanno minori occasioni di svolgere attività motorie molto diffuse sino a pochi decenni fa: spesso questi ragazzini non hanno mai visto ed usato una trottola, non praticano le attività classiche del cortile, come lanciare la palla e saltare alla corda, giocare a “settimana” o arrampicarsi sugli alberi perché mancano i cortili. E perché quando hanno la fortuna di andare al parco sono bloccati da mamme o nonne che temono che si sporchino, che si facciano male, che rovinino il vestitino.
Mancano anche tutte quelle piccole “faccende domestiche” nelle quali i bambini erano saggiamente coinvolti e che servivano sia a educare all’aiuto degli adulti, sia a sviluppare una migliore manualità.  Attualmente, nell’idea di risparmiare fatica ai bambini, si evita anche di spiegare  loro come  tenere correttamente le posate (prensione che richiama una corretta impugnatura della penna), non si educa a tenere una posizione corretta in tavola (che richiama la corretta postura mentre si scrive), si evita di spiegare come allacciare le scarpe, un movimento che aiuta a sciogliere le dita: basta il velcro ed i genitori non devono imporre tale fatica…
Le difficoltà grafomotorie possono derivare dal mancinismo contrariato, perché anche se in casi rari, può ancora esserci un adulto che impedisce l’uso spontaneo della mano sinistra; il problema può anche manifestarsi per il mancinismo semplice, e per la difficoltà a stabilire qual è la mano dominante.
Anche l’anticipo scolastico può talvolta creare difficoltà all’apprendimento della scrittura, quando non è ancora avvenuta la necessaria maturazione della coordinazione corporea, non è chiara la lateralità, in altre parole il bambino non è pronto ad affrontare questo apprendimento.

L’atto di scrivere, di fatto, presuppone un apprendimento complesso, che coinvolge competenze linguistiche, cognitive, neurologiche e grafo-motorie: nell’insegnamento della scrittura è indispensabile ricordare che il bambino non mette in moto solamente il proprio cervello e le proprie competenze linguistiche, ma anche il corpo, le braccia, le mani, come sostiene Alessandra Venturelli, creatrice di un metodo per l’insegnamento della scrittura.  “In un’ottica pedagogica, è come se si fosse pensato a un bambino nell’atto di scrivere con un cervello, con una mente e con un apparato linguistico ma privo di corpo, di braccia, di mani, come se la scrittura nella sua dimensione grafo-motoria fosse facile, immediata, intuitiva, tanto naturale che basta scrivere la data alla lavagna e tutti i bambini sono ritenuti in grado di copiarla correttamente, senza particolari indicazioni.” (2)

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(1) Ruggerini C. Intervento al Convegno Nazionale sulla disgrafia “Disgrafia: la fatica di scrivere”, Faenza (RA) 12 –   13 aprile 2008
(2) Venturelli A. (2009), Il corsivo: una scrittura per la vita, Milano, Mursia, p. 4

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